06/04/2008
La genesi di un artista geniale
Un bel giorno il nostro pittore/scultore/poeta, poco cambia la sua specialità, decide di dipingere/scolpire /scribacchiare qualcosa seguendo unicamente il proprio umore e la più o meno difficoltosa digestione della peperonata con cui ha pranzato.
Egli spera unicamente di creare qualcosa di carino e piacevole alla vista, al tatto o all’ascolto.
Soddisfatto va a bersi una birra e fare una partita a boccette con gli amici della polisportiva.
Un bel dì capita che un fighetto intellettualoide veda/tocchi/legga la sua opera.
Il fighetto intellettualoide si distingue per la sua convinzione di riuscire a vedere oltre le normali apparenze, riempiendo il sottovuoto spinto della propria scatola cranica con concetti complessi spesso privi di ogni significato logico e, in ogni caso, totalmente fuori argomento.
In condizioni di normalità quotidiana il fighetto intellettualoide viene solitamente inviato a cagare senza troppi complimenti ma, di fronte a concetti ed argomenti delicati come l’arte, la paura di passar per ignoranti e zotici fa si che altri aspiranti fighetti intellettualoidi piuttosto che contraddire il capobranco ci aggiungano del loro, ravanando tra reminiscenze scolastiche ed effetti collaterali di cocaina e vapori dell’alcool. Ed ecco che il capobranco, con l’assenso del branco tutto, spiega, finalmente, all’artista cosa voleva trasmettere, comunicare, significare ed esprimere al mondo intero.
All’artista, inizialmente, scappa da ridere, ma si contiene per educazione. Poi capisce che in effetti il fighetto intellettualoide potrebbe aiutarlo a vendere e diffondere la sua arte e quindi lo asseconda. Con il tempo, solitamente, a furia di sentirselo ripetere, si convince anche lui che era esattamente quello ciò che voleva comunicare.
E’ nato un artista geniale.
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